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Cover crop: da non sottovalutare.

Un’interessante testimonianza sull’impiego delle coltivazioni da sovescio qui.

Un paio di estratti rilevanti dell’articolo ve li riporto:

‘… This past summer, without a preceding fava cover crop, the garden was pale in comparison. This year, we won’t make the same mistake…. Yet another job of cover crops is to break up hard packed soil…’


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A project to attract benefical insects in my backyard.

PROGETTI DEFINITIVO

I’m projecting a rising bed of about 30 square meters, at my home, where grow several kinds of spontaneus plants.

These plants have everyone a specific function for insect life: providing food or shelters, create a natural habitat for eggs and caterpillers, or attract them for pollen.

My insect parkland, as I call it, will be near to my backyard so my veggies will take advantages for the presence of benefical insects to fight their pests.

This is the principle of natural fighting: using natural way to eliminate or limite pest veggie diseases without chemical products.

Our veggies will be more clean and green.

Our health will be improved and boost.

Our soul will be gratfy and reward in looking at the wonderfull world of insects.

Our children will be in contact with a real and in continuos movement world that can only teach them rules and right values.

Step by step, I’ll post my work-in-progress of this project.

If you like my idea go onto:

http://giardinaggio.efiori.com/forum/erbacee-e-spontanee-f77/32695-un-progetto-insieme.html

and share with me this green experience.

For any question add a comment here.

Thank you.


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Costa

LA COSTA

E’ una pianta erbacea biennale, che nel nostro orto viene trattata come annuale (come la carota).

Il suo nome scientifico è Beta vulgaris L. var. Vulgaris (famiglia delle Chenopodiacee), più comunemente è conosciuta come bietola da costa, bietola da foglia, bieta da taglio o semplicemente costa, bieta o erbette.

Le varietà:

Barbabietola da zucchero Beta vulgaris var. saccharifera

Barbabietola da foraggio Beta vulgaris var. crassa

Bietola da coste Beta vulgaris var. cicla

Bietola da orto Beta vulgaris var. cruenta

Barbabietola da foraggio rossa mammouth

In francese:  poirée, bette à charde; in inglese: leaf’s beet, swiss chard beet; in spagnolo: acelga; in tedesco: Beet, Mangold.

Si presuppone che tutte le bietole coltivate abbiano origine dalla beta maritima L., specie selvatica diffusa lungo i litorali del Mediterraneo (Europa e Nord Africa, per poi diffondersi in America ed Asia).

La selezione ha portato ad una differenziazione spiccata dei due  tipi: l’una con un notevole  sviluppo della radice, praticamente irriconoscibile dalla forma selvatica, da cui sono derivate le barbabietole da foraggio e zucchero, l’altra che ha portato alle bietole che vediamo negli orti.

Caratterizzata da una radice fittonante carnosa di 2-4 cm di diametro e 20-30 cm di lunghezza, con foglie basali riunite a rosetta il cui lembo si presenta lanceolato, liscio o bolloso, con un picciolo carnoso ed appiattito (marcatamente visibile nelle varietà da costa) di color bianco argento, verde, rosato o rosso, lungo 15-20 cm. Lo stelo del fiore (detto scapo fiorale) si presenta angoloso e ramificato con fiori piccoli, verdastri e sessili riuniti in glomeruli.

Si avvale dell’impollinazione anemofila (per mezzo del vento) e della proterandria (meccanismo messo in atto da alcuni fiori ermafroditi per evitare l’autoimpollinazione, che viene attuato con la maturazione e deiscenza anticipata dell’antera prima che lo stigma diventi ricettivo).

La fioritura avviene in primavera-estate e la raccolta del seme in luglio-agosto; il frutto è un glomerulo legnoso grinzoso, marrone, con 3-5 semi al suo interno. Hanno una  germinabilità lunga:  4-5 anni .

Dal punto di vista alimentare, inizialmente si consumava solo la foglia; fu solo ai tempi dell’impero romano che il tipo da radice fece la sua comparsa. In un secondo tempo dalla bieta da foglia si selezionò quella da costa partendo dai semi di quelle che sviluppavano gambi di maggiori dimensioni.

Coltivata in tutta la nostra penisola, con alcune regioni maggiormente interessate: Puglia e Sud Italia per le produzioni invernali, Lazio, Liguria, Veneto e Toscana.

Anche la raccolta avviene in periodi diversi a seconda del luogo di coltivazione: da marzo a novembre al nord, da febbraio ad aprile e da settembre a dicembre al sud.

Si semina generalmente tra marzo e aprile, quando le condizioni climatiche e lo stato del terreno in uscita dall’inverno permettono di lavorarlo. Una seconda semina si può fare tra luglio ed agosto per avere un prodotto da raccogliere in autunno fino alle prime gelate invernali.

Si può effettuare la semina a spaglio (soprattutto per quella da taglio dove le piante più vicine si ostacolano a vicenda e rimangono piccole e tenere) oppure a file distanti tra loro di 40 cm, all’interno della fila si pongono ogni 30-40 cm due o tre semi per buchetta (postarella) avendo cura di interrarli di un paio di cm (è importante l’interramento corretto del seme: spesso è proprio questo l’errore che porta ad una mancata germinazione).

Si può anche procedere alla semina in semenzaio e passare al trapianto delle piantine quando hanno raggiunto lo sviluppo di un paio di foglie definitive. Questo sistema in generale permette di anticipare la semina, poichè il semnzaio viene tenuto in serra, e quando le temperature esterne sono ottimali per la sua semina abbiamo già le piantine pronte con un guadagno sul tempo di raccolta di una quindicina di giorni.

Si può stimare che per ettaro sono necessari 6-7 kg di semi , quantità maggiori nel caso di quella da taglio (5 grammi seme per metro quadro).

E’ una coltura che ben si adatta a terreni poveri, in pieno sole. Tollera anche temperature di 3-4 gradi, al di sotto di questo valore le foglie gelano e marciscono.

Non disdegna però terreni freschi, ben drenati (si evita il marciume delle foglie basali), a Ph neutro o leggermente basico.

Importante è l’irrigazione, necessaria allo sviluppo delle coste e delle foglie (altrimenti rimangono piccole e dure). In caso di siccità prolungata il consumo idrico si aggira sui 10 litri per metro quadro di coltura, meglio bagnare al mattino presto.

L’apporto di buon letame ne favorisce lo sviluppo (circa 300 quintali per ettaro di letame maturo). Si può rendere necessaria, dove la coltura è intensiva o il terreno molto povero, l’aggiunta di azoto (granulare chimico, pollina, ma da usare con accortezza perchè molto concentrata e può portare all’effetto opposto).

La raccolta della bieta da costa dove la produzione per ettaro supera i 300 quintali avviene mediante sfalciatura meccanica quando le foglie sono alte 20 cm circa, successivamente si pratica la sfogliatura. In alcuni casi si pratica la raccolta dell’intera pianta, ma così facendo non si possono fare ulteriori tagli.

La bietola da taglio viene raccolta con il metodo della sfalciatura.

In ambito famigliare la raccolta (generalmente 40 giorni dalla semina) va effettuata prendendo le foglie più esterne prima che diventino dure e carnose e senza rovinare quelle dalla rosetta basale centrale, così facendo si favorisce un nuovo sviluppo di foglie. Si pratica in sostanza la raccolta scalare delle foglie via via che maturano.