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Tragopogon porrifolius L.

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Deriva dal greco “tragòs” = “capra” e ” pogòn” = “barba“, anche denominata “barba di capra” riferito alla forma del frutto.
L’epiteto della specie si riferisce alla somiglianza delle sue foglie a quelle del porro selvatico.

Conosciuta anche come barba di becco o scorzobianca, barbabuc in piemontese, è una specie officinale e commestibile: ha proprietà diuretiche e depurative e si consuma lessa, in minestre o frittate. La sua radice, simile alla carota ma biancastra, è ricca di inulina il cui utilizzo come dolcificante è indicato nei diabetici.

Facile da coltivare nell’orto, seminandola in primavera o fine estate, il primo anno si possono raccolgiere le giovani foglie e le rosette basali, il secondo si raccolgono gli scapi florali.

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