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Clematis vitalba L.

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Conosciuta come Clematide comune, la Clematide vitalba appartine alla Fam. delle Ranunculacee, è una pianta perenne rampicante e vigorosa, con fusto a midollo pieno, lianoso, legnoso, che può raggiungere anche i 15 m di lunghezza, con la  caratteristica corteccia vibrosa e distaccata.

Il termine ‘Clematis’ ha origini greche: “klema -atos ” che significa “pezzo di legno flessibile, pianta sarmentosa,” in riferimento al suo  portamento  ,mentre ‘vitalba’ ha origini latine:  “vitis-alba“=”vite bianca”  che sta a sottolineare sia la somiglianza con la vite che la presenza di infiorescnze biancastre e infruttescenze argentee.

Le foglie sono opposte suddivise in 3 o 5 segmenti imparipennati, lanceolate od ovali ad apice acuto con margine intero o dentellato, provviste di peduncoli patenti ed ingrossati alla base e caduche.
Le infiorescenze sono raggruppate in pannocchie multiflore, laterali o terminali, provviste di un lungo peduncolo, poste all’ascella delle foglie con fiori a 4 o 5 sepali petaloidei biancastri, a forma di stella, vellutati su entrambe le facce, dal profumo intenso, con stami e carpelli numerosi.
I frutti sono piccoli acheni ovoidi, raggruppati all’estremità del peduncolo fiorale, porvvisti di una lunga appendice piumosa argentea. Il periodo di fioritura è maggio-luglio.

Si trova fino a 1300 m, in ambienti ricchi di siepi, muretti abbandonati, luoghi incolti, margine di fiumi e di canali  non presenta necessità particolari di terreno. Benchè oggi quasi scomparsa per la mancanza del suo habitat incolto ha una gran facilità a colonizzare l’ambiente e diventare invasiva e infestante.

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Da non confondere con:

Clematis cirrhosa L. che ha le foglie sempreverdi e i fiori isolati penduli e giallognoli, con chiazze rosse.

Clematis recta L. – con il fusto eretto, in parte legnoso ed in parte erbaceo, non rampicante.

Clematis flammula L. con le dimensioni inferiori, le foglie bipennatosette e i petali biancastri con presnza di pubescenza solo sulla faccia esterna.

E’ una specie commestibile officinale. Contiene sostanze caustiche ed irritanti, tanto che i mendicanti la usavano per procurarsi volontariamente lesioni per impietosire i passanti: da qui il nome di ‘erba dei cenciosi’.

Le foglie fresche, ridotte in poltiglia e poi impiegate come cataplasmi erano un revulsivo, rubefacente e vescicatorio. L’infuso di foglie essicate era un diuretico, dai giovani germogli, cotti e lasciati in infusionesi otteneva un purgante.

I fusti secchi della pianta erano impiegati come sigari (smoking cane).

In cucina i giovani germogli (molto giovani in cui non si sono ancora concentrate le sostanze tossiche) venivano cotti e conditi con olio, sale e limone o fritti o aggiunti alle minestre.

In ogni caso come per tutte le Ranuncolacee se ne sconsiglia l’impiego sia officinale che commestibile.

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