sowandcrop

all around greens


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Hop seeds.

I start to grow my hop by seeds collected last fall from my native female plants.

I’ve read that its seeds are very hard to sprout and to expedite the process they need of a period of 2-3 weeks of ‘winter’ into the fridge.

For this trial  I put them in a wet paper covered by a plastic bag to keep humidity, in a warm room with direct light.

Then I wait for the development, and in a second trial I try to ‘winterized’ them.

All of this with the hope they are seeds fecunded.

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Basella rubra.

A very special friend of mine, let me know this particular veggie.

It’s called also vine or Malabar spinach and it’s different from common spinach, Spinacea oleracea, especially for its mucillaginous and glossy leaves.

It’s a perennial Asian vegetable commonly grown in pots as annual or biannual herb by home gardeners for its nutritional values.

It grows in well dreined soil but fertile, thanks to trellisings, and it is propagated either by seeds and cuttings.

Two are the main cultivar: Basella alba with grenn stems and green leaves, and Basella rubra whit stems and leaves of purlpe color.

We can eat leaves and stem row or cooked, and berries are used in pastry as pigment.

Many are recipes bound to the traditional cooking of its origin countries:to prepare saag in India and Bangladesh (pui shaak) with lentils or seafood; in India, Malaysia, Indonesia, China, and Sri Lanka leaves and stem are used ingredients to prepare curries, stews, soups, rice, bread (roti) and noodles.

For health: it’s an excellent source of iron,  B-complex vitamins, potassium , manganese, calcium, magnesium, copper, vitamin C, vitamin-A, mucilage helps in digestion, prevent osteoporosis, protect from cardiovascular diseases and cancers of colon, but contains oxalic acid that can contribute to produce oxalate stone.

basella rubraPianta basellarubraFrutti

 

The plant in photos is the one of my friend Serena.


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Shine on award!

Grazie a http://tavoloper2.com/!

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Regolamento del premio:
– Inserire il logo dell’Award sul front del post
– Riportare il nome del blog che ti ha nominato all’inizio del post
– Indicare 7 cose su noi stessi
– Nominare 15 bloggers per questo premio e riportare il link del loro blog
– Notificare a questi blogger la nomination

7 cose su di me (Infinity):

Perchè hai iniziato questo blog?
Con l’esperienza e la passione ho riempito il mio zaino, spesso pesante, qualche volta inavomibile ma la caparbietà mi ha portato avanti, sempre. Spesso avrei voluto un mentore, un consigliere, qualcuno pronto a rivelarti la ‘malizia’ che avrebbe evitato sbagli e ritardi, che mi avrebbe messo a parte di quei segreti che si tramandano di generazione in generazione.  Qualcuno con cui anche solo chiaccherare e condividere una passione comune per far fluire amabilmente la sabbia nella clessidra. Questo mia ha spinto: condividere passione ed esperienza. Troppo spesso egoisticamente e gelosamente celate.

2. Qual è la cosa più importante nella tua vita?
Gli affetti.

3. Il cibo di cui non puoi fare a meno?
La conoscenza.

4. Il tuo posto del cuore?
Ovunque trovo persone umili e pronte a condividere senza chiedere nulla in cambio.

5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni?
Iperattiva come sempre.

6. Tre cose senza le quali non esci di casa?
La testa

L’entusiasmo

La macchina foto

7.Una citazione che ti caratterizza?

‘If you can dream it, you can do it.’ Walt Diseny.

E ultime, ma non per importanza, le nominations di alcuni (solo alcuni) tra i miei blog preferiti, in ordine casuale:

http://gelatieriperilgelato.com/

http://ilgiardinonascosto.wordpress.com/

http://ortobotanicobologna.wordpress.com/

http://www.growntocook.com/

http://mirabio.wordpress.com/

http://delizieingiardino.wordpress.com/

http://theobeans.wordpress.com/

http://londarmonica.wordpress.com/

http://projectfeederwatch.wordpress.com/

http://zoropsis.wordpress.com/

http://giardino3g.com/


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Ajuga reptans.

Conosciuta con il nome di bugula strisciante, erba di San Lorenzo, iva comune, bugula, aiuga.

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Pianta erbacea perenne con radici fascicolate e stoloni fogliati, striscianti e radicanti ai nodi che formano folti tappeti erbacei.
Il fiore è di colore blu-violetto, rosa o biancastro con il labbro superiore piccolissimo od assente: da qui il nome di Ajuga (“a” privativo e “jugum” giogo)che indica l’assenza del labbro superiore della corolla, mentre ‘reptans’ testimonia le sue capacità stolonifere.

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Cresce in luoghi freschi e ombreggiati, ma presenta anche una buona resistenza al sole. La si trova facilmente nei prati, nei boschi di latifoglie, sui pendii erbosi e lungo le scarpate, fino a 1.500 m. di altitudine.
Viene considerata una specie commestibile e officinale: quindi impiegata sia in cucina che in fitoterapia. Le parti utilizzate sono le foglie e le parti aeree più tenere.
Dotata di proprietà astringenti, vulnerarie e antiinfiammatorie, in particolare del cavo orale, impiegata per contenere le emorragie, alleviare le infiammazioni intestinali e la diarrea.
In campo cosmetico risulta utile per pelli delicate e predisposte alla cuperose(cioè chiazze rosse sul viso).
In cucina i getti teneri pimaverili vengono consumati crudi in insalata o nei minestroni di verdure (minestra di erbette).
Per alcune farfalle (Boloria selene, Argynnis aglaja, Fabriciana adippe, Boloria euphrosyne) il nettare dei suoi fiori rappresenta una buona fonte di cibo.

La sua particolare caratteristica del portamento (tappezzante) e la creazione di cultivar con fiori bianchi e rosa o con foglie bronzate, o variegate di rosso, giallo o bruno, l’ha resa una pianta gradita nell’allestimento di giardini onamentali.


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Artium lappa.

Si tratta di una pianta erbacea spontanea biennale di grandi dimensioni, circa 80-150 cm.

Il fatto che sia biennale comporta lo sviluppo il primo anno di una rosetta basale che rimane molto ‘schiacciata’ contro il terreno, mentre il secondo anno inizia uno sviluppo verticale con la produzione di fiori da cui originano i semi. E’ caratterizzata da una grossa radice a fittone di colore crema.

Le foglie sono inserite in modo alterno sugli steli, e hanno dimensioni assai notevoli (50 cm di lunghezza e i 40 cm di larghezza); solo quelle basali presentano un picciolo mentre quelle cauline (cioè che si sviluppano sullo stelo florale) sono sessili (cioè senza picciolo); entrambe presentano una forma ovale, quasi cuoriforme, le cauline sono sessili e cuoriformi; sono glabre (cioè coperte da fine peluria) e la pagina superiore si presenta di un bel verde brillante mentre quella inferiore di un verde biancastro.

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Il fiore è più corretto definirlo infiorescenza: è costituito da capolini terminali di colore violaceo, portati da un peduncolo lungo, sono tubulosi ed ermafroditi, avvolti da fitte brattee uncinate.

Cresce ovunque in ambienti rurali, incolti, margini dei sentieri fino a 1800 m. sul livello del mare.

Conosciuta anche col nome di Bardana maggiore, si distingue dalla Bardana minore non solo per le ridotte dimensioni (comunque non discriminanti per i diversi fattori ambientali che vi concorrono) ma per il particolare obbiettivo del picciolo delle foglie basali che risulta cavo (alla base) e non solcato.

Il nome ‘Artium’ deriva dal greco ‘arktos’  (orso), per le infruttescenze spinose e per ll’aspetto ispido; il termine ‘lappa’ deriva invece dal latino “lappare”(afferrare) e si riferisce alla caratteristica delle infruttescenze di rimanere attaccate agli animali e agli abiti.

Le parti utilizzate della pianta sono: le foglie più giovani e la rdice.

E’ un erba commestibile e officinale, con attività antinfiammatoria, antibatterica, diuretica, ipoglicemmizzante, depurativa e disinfettante.

I piccioli delle foglie giovani dopo raschiauta, sono consumati  lessati oppure fritti. Le radici vengono impiegate crude in insalata, oppure cotte come le carote, bollite o fritte.

La specie è buona mellifera.

Una curiosità storica: Georges de Mestral, agli inizi degli anni 1950, rientrato da un passeggiata in campagna si accorse che alcuni fiori di Bardana erano rimasti impigliati alla giacca, incuriosito li analizzo al microscopio evidenziando la presenza di piccoli uncini che gli diedero l’idea per realizzare il velcro.